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Corrispondenze Patafisiche

Esimio professor Ulrico Brucke,

Mi permetto di scriverLe. Noterà subito che ho le migliori intenzioni: "permettere" unisce la moltiplicazione con il concetto di "mettere", come mettere in comune, o come messa in piega, che è poi la funzione religiosa celebrata da un prete in curva.

Le scrivo per dimostrarLe che Lei, caro professore, deve tornare al lavoro patafisico.
In ossequio alle sue mirabili e gardalandiane lezioni, cercherò di essere patafisico fino in fondo, e anche oltre il fondo, laddove si scava.
Dato che la Patafisica è la scienza che studia il particolare anziché il generale, nonché le leggi che sottendono le eccezioni e conseguentemente le regole, Le citerò il caso del giovane Michele, che è poi lo scrivente.

Michele (cioè io) L'ha appena chiamata "caro professore". Ora, "caro" è chiaramente un'idea soggettiva. Tutti pensano che le sue lezioni fossero a buon prezzo, ma io ho stabilito, dando vita a una patafisica eccezione, che Lei è caro. E il suo essere caro implica che Lei riceva più denaro di quanto ne ricevano i suoi colleghi a parita di prestazione (e quindi di restituzione). Dunque c'è una evidente convenienza per Lei nel fare lezione. Quindi Lei deve tornare al lavoro patafisico, come volevasi dimostrare.

Ma se Lei non fosse convinto, le faccio notare che "Ulrico" è anagrammabile in "ciò url", arcaismo che sta per "c'ho url", ovvero "ho un indirizzo web".
 
Mi dipiace caro professore, ma temo che il suo compito di guida e infusione di tisane e saperi nei confronti di noi mandria smarrita, beh, il suo compito non è più procastinabile.

Torni, professore, torni! E si ricordi: se non torna Lei alla patafisica, sarà la patafisica a tornare a Lei.

Suo,
Angolo Sbocco
Granduca del Grandangolo Sbocco.

Pubblicato il 16/5/2007 alle 9.18 nella rubrica Diario.

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