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TesiPatafisiche
il blog dell'Instabile Simposio Patafisico
10 dicembre 2004
Il Paese Patafisico. Sentenze e Onorabilità.

- Berlusconi assolto.

- Oh! Finalmente! Ora non vivo nel dubbio che il premier del mio paese abbia potuto corrompere dei giudici.

- Sì, ma guarda che è stato assolto per prescrizione. Quindi la corruzione potrebbe esserci stata, ma non è più perseguibile.

- Ah … c’è stata? … mmm … E la prescrizione delle stupidaggini? Esiste?

- Dipende dalla stupidaggine.

- Il voto.

- Generalmente si prescrive dopo una legislatura.

- Non so se resisto.

- Beh, allora condonalo.




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29 novembre 2004
Il Paese Patafisico. Le Soluzioni Immaginarie di una Riforma Fiscale

Nel Paese Patafisico i responsabili della politica economica hanno deciso di dar prova della propria maestria nello scovare soluzioni immaginarie misurandosi per l’anno in corso con una prova estremamente complessa: la Riforma Fiscale.

L’idea di base è quella di applicare tre sole aliquote impositive: 23% (per redditi compresi tra i 14mila e i 26mila euro), 33% (26mila-33,5mila euro), 39% (oltre i 33,5mila euro + 4% per redditi superiori ai 100mila euro).

La grettezza dei numeri rende tediosa la trattazione di un sì importante argomento, per cui i luminari patafisici al governo hanno pensato bene di allietare noi tutti con una corposa iniezione di parole in buona parte apodittiche che audacemente provino a spiegare l’inspiegabile.

È noto che qui al Simposio le sfide al senso comune piacciono in sommo grado e dunque proponiamo una guida in forma di dialoghi alla mirabolante opera riformatoria. Purtroppo, le carte fornite dagli Illustri Colleghi al governo non ci permettono di fornirvi un quadro completo della riforma. Ci rimettiamo dunque alla vostra comprensione, anche in virtù dello sforzo abnorme che ha comportato il provare ad orientarsi tra le frammentarie informazioni giunte sul nostro tavolo di lavoro.

 

Così com’è stata immaginata la manovra imporrà una copertura di 6 miliardi di euro per l’anno 2005 e 7 miliardi di euro per il successivo. Trovare le risorse richiede ingegno e immaginazione. Ma i nostri Professori non si sono persi d’animo e per il 2005 hanno pensato di procedere nella seguente maniera:

  1. Un risparmio virtuale.

Professore A.  Quanto ci costerà la manovra nel primo anno?

            Professore B.   6 miliardi di euro.

Professore A.   Anche se l’applichiamo ai soli redditi maturati nel 2005 per gli scaglioni più elevati?

            Professore B.   No! In tal caso, 4 miliardi e 300 milioni di euro saranno ben sufficienti!

            Professore A.   Benissimo! Abbiamo già risparmiato quasi 2 miliardi di euro!

            Professore B.   Ottimo!

  1. Un tantum semper bonam.

Professore A.  Facciamo un condono edilizio?

            Professore B.   Non si può! Ci siamo giocati tutti i jolly!

Professore A.   Ohibò! E come è andata?

Professore B.   Mmmm … non benissimo: abbiamo appena varato una manovrina aggiuntiva di 4 miliardi con blocco delle assunzioni nella sanità per coprire il buco ed ancora dobbiamo incassare le ultime due rate del condono precedente.

Professore A.   Ci sono due rate da incassare e tu dici che va male? Proroghiamone il pagamento al 2005 con previsione di incasso di 2 miliardi!

            Professore B.   E quest’anno?

            Professore A.   L’hai detto tu: c’è la manovrina!

            Professore B.   Sei certo che non ribuchiamo il prossimo anno?

Professore A.   L’unica cosa certa è che abbiamo appena trovato altri due miliardi!

Professore B.   Geniale, collega! Geniale!

  1. Meno imposte più tasse!

Professore A.  Aumentiamo gli introiti da marche da bollo e concessioni!

            Professore B.   Ma sono tasse! Non dovevamo abbassarle?

Professore A.   Intanto abbassiamo le imposte…

Professore B.   E se poi se ne accorgono che per abbassare le imposte aumentiamo le tasse?

Professore A.   Suvvia, collega! Basta dire che abbiamo tagliato le tasse senza specificare …

            Professore B.   E quanto facciamo da bolli e concessioni?

            Professore A.   Metti solo 550 milioni altrimenti le specificazioni se le fanno da soli …

  1. Taglie e tagli.

Professore A.  Dunque … tagliamo i consumi intermedi della pubblica amministrazione.

Professore B.   Ma avevamo già tagliato … poi finisce che come dice la Ragioneria si “compromette l’ordinario funzionamento dei servizi erogati”!

Professore A.   Ma no! Noi tagliamo gli sprechi!

Professore B.   E chi è che spreca?

Professore A.   E che ne so? Se la vedranno loro. Chi spreca sarà costretto a sprecar meno…

            Professore B.   E chi non spreca? Comprometterà l’ordin…

Professore A.   Senti, tu le vuoi tagliare le tasse o no? Allora facciamo così: di a Calderone di mettere una taglia su chi spreca (con incasso nel 2008) e intanto tagliamo le spese per 600 milioni quest’anno.

            Professore B.   Si può fare. Chiamo Calderone.

  1. Escoriandoli.

Professore A.  Uff … quante scartoffie!

Professore B.   Abbiamo accumulato qualche tonnellata di rifiuti … ma almeno la carta è biodegradabile.

Professore A.   Rifiuti biodegradabili… mmm … ma certo: le scorie!

Professore B.   Le scorie?

Professore A.   Certo! Le scorie nucleari! Abbiamo dato alla Sogin un sacco di soldi negli ultimi anni facciamocene restituire un po’!

Professore B.   Ma servono per smaltire le scorie! Abbiamo dovuto pure subire la “ritirata di Scanzano”!

Professore A.   Glieli abbiamo dati per smaltire i rifiuti radioattivi o no? I rifiuti sono stati smaltiti?

            Professore B.   Non ancora.

Professore A.   Allora è come se i nostri soldi li avessero rifiutati! Fatti ridare 100 milioni di euro all’anno da qui al 2008.

            Professore B.   Ma poi a Scanzano si r’incazzano! Scoppieranno polemiche …

Professore A.   Con le polemiche facciamo come abbiamo fatto finora…

Professore B.   Cioè?

Professore A.   Le scanziamo.

Professore B.   Sarà …

  1. Della spirale autocoprente.

Professore A.  Quanto manca …

Professore B.   Ancora parecchio.

Professore A.   A volte mi chiedo perché ci è venuto in mente di promettere questa roba!

Professore B.   Beh … non serviva a rilanciare l’economia?

Professore A.   Rilanciare l’economia! Caro collega, tu sei un genio!

Professore B.   Ma non ho fatto nulla …

Professore A.   Come nulla. Seguimi: noi abbassiamo le tasse per rilanciare l’economia. Vero?

Professore B.   Vero.

Professore A.   Infatti, se abbassiamo le tasse aumentano i consumi …

Professore B.   Beh … non è detto: dipende dalla propensione al consumo di chi gode dei maggiori risparmi fiscali e poi il Professor Tramonti diceva che, con questo chiaro di luna, se dai i soldi agli italiani questi li mettono sotto al mattone, perché non si fidano …

Professore A.   Ma quale mattone? Se gli diamo più soldi, gli italiani consumano di più. E se consumano di più pagano più IVA. E se pagano più IVA noi abbiamo più soldi per coprire … dunque segni 400 milioni di autocopertura per il 2005.

Professore B.   Mah! Speriamo almeno che l’autocoperta non sia troppo corta …

 

Questi dialoghi presentano un approccio alla ricerca delle soluzioni immaginarie che dispiega tutto il suo potenziale patafisico, facendosi beffa dei vincoli che quel mostro chiamato realtà cerca di imporre alla mente umana.

Analoghe e più mirabolanti iniziative sono state ipotizzate per la copertura del 2006. Per comodità del lettore le enumeriamo sinteticamente: 300 milioni da turn-over degli statali, 200 milioni di risparmio professorale (perché anche noi docenti ci sacrifichiamo per amor di scienza), 1,2 miliardi da consumi intermedi, 100 milioni da smaltimento scorie radioattive, 300 milioni da lotterie e giochi vari (l’aspetto ludico della questione non va sottovalutato), 600 milioni da acconti ire e irap (se la manovra si fa che almeno paghino con un po’ d’anticipo…così … per gratitudine), 340 milioni da tasse sulla  cooperazione, 1,1 miliardi da imposte di bollo e concessioni (+ tasse – tasse), 1 miliardo dalle sigarette (così espressioni come “un patrimonio mandato in fumo” avranno finalmente un significato letterale e non solo figurato)…

 

A quest’umile apprendista della Suprema Scienza patafisica non resta che complimentarsi con gli Illustri Colleghi al governo per la loro sbalorditiva impresa.

 

Il Simposio attende con fiducia un encore. Forse una manovrina. Chissà … magari già a marzo 2005!




permalink | inviato da il 29/11/2004 alle 11:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
23 febbraio 2004
Il Paese Patafisico. L’Assenza di un Conservatorismo Italiano e le Colpe della Sinistra.

Cari Colleghi, Illustri Convenuti,

affronterò in questa sede l’annosa questione dell’assenza di un vero Partito Conservatore in Italia, nostra Patria Patafisica. Numerosi sono stati i tentativi di spiegare questo fenomeno affatto peculiare, ma nessuno di essi ha prodotto argomentazioni completamente soddisfacenti.

Il presente contributo si propone di colmare tale lacuna.

Come i più tra voi sapranno, il conservatorismo nasce come movimento politico in Inghilterra a cavallo tra XVIII e XIX secolo. I conservatori erano apertamente lealisti e  favorevoli al mantenimento dello status quo politico e sociale nel loro paese. Col passare del tempo le posizioni del conservatorismo si sono evolute verso un propugnamento dei valori della tradizione, della stabilità sociale e delle istituzioni, della preferibiltà dei cambiamenti graduali rispetto agli sviluppi tumultuosi. In questa forma il conservatorismo si è esteso anche al di là dei confini britannici ed è possibile, ai nostri giorni, individuare un partito conservatore (destrorso) in contrapposizione ad un partito progressista (sinistrorso) in ogni paese europeo.

Tranne che in Italia.

Questa pregevole eccezione ha una sua ragion d’essere che vorrei qui di seguito esplicitare con un’apposita teoria.

E’ noto che in Inghilterra i conservatori sono denominati Tories.

Il termine Tory deriva dall’antico vocabolo irlandese tóraidhe che significa fuorilegge, rapinatore; tant’è che veniva utilizzato per indicare nel XVII secolo gli irlandesi che una volta espropriati diventavano fuorilegge.

Esistono due elementi determinanti, dunque. Esproprio e Delinquenza.

È lapalissiano che la destra italiana non possa dunque essere conservatrice poiché rappresentata da un soggetto che, sebbene fuorilegge, non è stato ancora espropriato.

Ma è altrettanto lampante che non potendo il soggetto autoespropriarsi, la responsabilità per l’assenza di un partito conservatore in Italia ricade su chi a suo tempo non ha opportunamente legiferato in merito.

 

The bottom line, come direbbero i nostri amici anglofoni, è che nella Patria Patafisica non si potrà avere un partito conservatore finché la sinistra si rifiuterà di essere progressista.

 

Saluti Patafisici.

Professor Ulrico Brücke




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28 gennaio 2004
Il Paese Patafisico. Di Ciò Che Unisce ovvero "Il Partito Riformista".

Per favore, uniamoci!

Ma perché?

Ma per contare di più e sostenere meglio le nostre idee, ovvio.

Le nostre idee? Quali?

Ma quelle scritte nel programma!

E dov’è il programma?

Arriverà.

Ah, va bene.

(...) 

Allora, uniamoci!

Ma chi si deve unire? Tutti?

No, non tutti. Mica voglio stare con quello là, io. Solo chi condivide le nostre idee.

Ma quali idee?

Quelle scritte nel programma!

E dov’è il programma?

Arriverà.

Ah, va bene.

(...)

Allora, ci siamo uniti?

Mi sa di si. Ma non finisce che sommiamo semplicemente i voti?

Ma no. I voti si espanderanno.

Si? E come?

Rendendo più solida e credibile la diffusione delle nostre idee.

Già. Ma quali idee?

Quelle scritte nel programma!

E dov’è il programma?

Arriverà.

Ah, va bene.

(...) 

Ci uniamo, quindi.

Si l’unità è una cosa seria.

Ma che dice l’Unità?

L’Unità ha l’ansia.

Ansia d’unità?

No. Ansia di non avere abbastanza risorse per star dietro a tutti i nemici.

Caspita! Bel problema.

Ma chi sono i nemici?

Quelli dell’altra parte e quelli che si vogliono unire.

Quindi noi?

Anche.

E perché siamo nemici?

Perché hanno idee diverse dalle nostre.

Eh già, le nostre idee. Quali?

Ma quelle scritte nel programma!

E dov’è il programma?

Arriverà.

Ah, va bene.

(...)

Uniamoci, or dunque!

Va bene.

Saremo il Triciclo.

Perché un mezzo di trasporto? Per andare verso i nostri obiettivi?

Ma no. Non è un mezzo di trasporto.

E cos’è?

E il concetto di riformismo.

Si?

Si. Ogni riformismo prevede un ciclo.

Quale?

Formo – Sfascio – Riformo.

E perché Tri.

Perché noi siamo bravi e addirittura faremo tutto ciò almeno tre volte.

E dopo?

Verifica.

Ah, va bene.

(...)

Ma cosa riformo?

Sta scritto nel programma.

E dov’è il programma?

Arriverà.

Ah, va bene.

(...)

E come riformo?

Sta scritto nel programma!

E dov’è il programma?

Arriverà.

Ah, va bene.

(...)

E se il programma arriva tardi?

Non sarà più buono.

E come facciamo?

Lo riformiamo.

E come?

Sarà scritto nel nuovo programma.

Ah, già. Il nuovo programma. E dov’è?

Arriverà.

(ad libitum)




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12 gennaio 2004
Della Patafisicità del Gioco. Il Caso dell'Italia del Monopoli nella sua Particolare Generalità

Tempo fa l’Eccelso/a Dibattitore/rice 6pica ha sollevato un interrogativo in forma di commento in relazione ad una presunta non-patafisicità del gioco, richiedendo un mio intervento in merito. Dopo opportuni studi mi appresto a fornire l’auspicato contributo discutendo il merito dei dubbi avanzati ed estendendo l’analisi allo svisceramento del caso particolare dell’Italia del Monopoli inteso nella sua ovvia generalità. L’occasione mi permetterà di ribadire la patafisicità di tale Paese.

L’essenza dell’Eccelso/a dubbio/a è la seguente:

il gioco ha delle regole ben precise,nel gioco le eccezioni sono previste nel regolamento stesso. quando un gioco si rompe l'evento non è eccezionale, pueri docet! il gioco non è patafisico!!”.

Tale ragionamento può apparire corretto ma è inficiato dall’inesattezza dei presupposti. Se è infatti vero che il gioco è dotato di regole ben precise, non può dirsi altrettanto per quanto concerne le possibili eccezioni e la loro contemplazione regolamentare. Innanzitutto, le eccezioni considerate esplicitamente in qualsiasi gioco sono soltanto un sottoinsieme di quelle potenzialmente esistenti. Indi per cui, sarà sempre possibile individuare un’eccezione, ed una legge che la sottenda, in grado di innovare il gioco. In secondo luogo, la previsione esplicita di un “da farsi” in caso di eccezione impone una nuova regola, il che squalifica la natura eccezionale, declassando quindi l’evento al rango di raro ma non eccezionale. Non si vuole qui dire che l’imprevedibilità sia elemento essenziale dell’eccezione, bensì, in accordo con l’Eccelso/a, che la codificazione dell’eccezione stessa risulta in uno snaturamento della stessa.

Si consideri in via esemplificativa il gioco che va sotto il nome di Monopoli. Esso è si dotato di regole, ma è dotato altresì di eccezioni appositamente codificate e quindi false. Segnatamente, tra le dotazioni del gioco esistono biglietti su cui vengono riportati eventi imprevisti e/o probabili. Tra i primi ve ne è qualcuno che impone una carcerazione coatta, senza passare dal via. Ebbene esiste una regola che stabilisce la durata della carcerazione. Ma esiste anche l’eccezione in forma di permesso d’uscita acquisibile tramite appositi biglietti contenuti nelle due categorie: Imprevisti e Probabilità. Ma quanti sono i possibili permessi d’uscita? Il numero è pre-stabilito. Ergo è stabilita la probabilità dell’evento eccezionale. Ma quanto è eccezionale un evento di cui si conosce  priori la probabilità di verificarsi?

Da queste considerazioni si evince l’inesattezza dell’idea di non-patafisicità del gioco, la quale si fonda su un concetto di eccezione non ammissibile. Se ci si muove ancor più verso il particolare - come il metodo patafisico rigorosamente raccomanda – si può osservare che esiste un’eccezionalità imprevista che rende il gioco patafisico.

Si consideri a tal proposito il caso italiano. Esiste un signore – di qui in avanti fungo, data la conformazione puffesca - che di Monopoli se ne intende. Il fungo è incappato in un Imprevisto: uno o più dibattimenti processuali che condurrebbero molto probabilmente ad una sua carcerazione coatta, senza passare dal via. Ebbene, il fungo si trova sprovvisto di permessi d’uscita. La regola vorrebbe che venisse incarcerato ove fosse condannato. Ma il fungo ha trovato il modo di produrre una nuova regola che allontana l’evento carcerazione a prescindere dall’ottenimento di appositi permessi. L’evento presenta carattere innovativo rispetto alle regole del gioco e quindi puramente eccezionale: il gioco è quindi patafisico.

Altro esempio potrebbe essere quello del signor candela – così battezzato, data la sua forte fede in “interventi divini” a suo favore – il quale a causa di spregiudicati investimenti immobiliari (costruzione di case, alberghi, ecc) e di frodi fiscali, in perfetto stile Monopoli, potrebbe vedersi contestare l’irregolarità delle proprie azioni e quindi esser punito. Ebbene la fede della candela può essere premiata con la definizione di apposite regole che condonano gli abusi contraddicendo le regole previgenti ed innovando quindi il gioco.

Si potrebbero ovviamente produrre prove controfattuali in gran copia, ma le precedenti sono sufficienti a ribadire sia la patafisicità del gioco che quella della nazione italica.

Professor Ulrico Brücke




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23 dicembre 2003
Di ciò che informa

Mi trovavo ancora in Italia allorché qualcuno fece notare che quando l’informazione proviene da una sola fonte potrebbe essere poco accurata e poco veritiera. Ma ciò è lapalissiano. Chi meglio di noi patafisici sa che la pluralità, l’accostamento, ma anche l’accavallamento, l’ingarbugliamento di tesi ed opinioni di diversa risma sia indispensabile nella battaglia per lo smascheramento della menzogna che, come una coltre, avvolge il supposto mondo reale?

Ebbene, un nostro Chiarissimo Collega italiano, per il quale, ammirevolmente, l’amor di scienza non ha funto da ostacolo all’assunzione di incarichi governativi in una compagine di cristallina attitudine patafisica, ha deciso di affrontare il problema della concentrazione dei mezzi d’informazione. Da buono scienziato, giustiziando preliminarmente ogni preconcetto, ha affrontato il problema punto per punto: concentrazione, mezzi, informazione.

In primis, si è posto il quesito: cos’è la concentrazione? Si è risposto: la nozione di concentrazione ha a che vedere con quella di “quantità relativa”. Quindi, un concetto frazionario del seguente tipo:

xi / X → 1       concentrazione massima

xi / X → 0       dispersione massima

dove X = x1 + x2 + … + xn.

Pertanto, considerando il numeratore e il denominatore come rappresentativi rispettivamente della parzialità e della totalità, la “quantità relativa” può essere intesa come “quota”. A cagione di ciò, l’Ottimo Collega si è detto: affinché la concentrazione sia minima è necessario minimizzare le quote di ognuno. Ma come fare?

Ebbene, qualsiasi superficialone o dotto d’accatto, avrebbe suggerito di costringere chi vantasse una posizione dominante a disfarsi di parte dei propri mezzi d’informazione per favorire una più equa distribuzione degli stessi, indi si tratterebbe di una riduzione del valore a numeratore.

Ma qui subentra il colpo di genio del Nostro che in un impeto umanitario si è detto: perché accanirsi sui più piccoli? Prendiamocela con i più grossi piuttosto. Quindi si è ben guardato dall’intaccare il numeratore dell’indice di concentrazione - sempre più piccolo del denominatore, escludendo i casi di perfetta concentrazione, ovviamente – e ha agito sul grasso denominatore allargandolo a dismisura includendo nel suo computo le cose più impensate. Ed è proprio nella scelta di questi mezzi aggiuntivi che è racchiusa tutta l’innovatività dell’agire. Perché restringere il campo ai soli mezzi d’informazione esistenti, non in grado per loro conto di ingrassare sufficientemente il tutto? Perché non includere una serie di mezzi immaginari nel pieno rispetto della dottrina patafisica? Ebbene, signori, questa intuizione ha garantito che la raggiunta obesità del denominatore facesse scomparire di colpo tutte quelle posizioni dominanti in precedenza denunciate da corpulenti numeratori, senza infliggere ulteriori dispiaceri a quest’ultimi, sempre troppo bistrattati, e risolvendo l’annoso problema delle posizioni dominanti.

Qualche professorucolo da strapazzo dirà che non è giusto inserire nel novero dei mezzi d’informazione quelli non effettivamente esistenti e quindi non a disposizione della collettività. Ma il Nostro Collega Innovatore, da brillante patafisico qual è, sa che bisogna stimolare ed educare la collettività all’uso dell’immaginazione piuttosto che violentarla nella continua contemplazione della realtà. E poi l’obiezione relativa ai mezzi vale per definizione la metà di un’obiezione seria, quindi non può essere accolta.

Lo Stimato Collega ha poi dato ulteriore prova d’incontenibile acume venendo all’ultimo punto del suo studio per la ricerca di una soluzione al problema “informazione”. Egli si è dunque chiesto: cos’è che informa? Orbene, un denominatore obeso certamente non è in-forma. Si rende necessario allora intervenire stabilendo delle regole salutiste che ben determino le rigide forme entro cui l’insieme dei mezzi d’informazione possano agire apprezzabilmente. Come detto queste norme si rendono necessarie non per limitare la libertà di espressione e di stampa, come qualche oppositore delle supreme tesi patafisiche va discettando in mala fede, ma in virtù delle fondamentali norme poste a tutela della salute pubblica.

Quindi, chi si affatica a qualificare questi provvedimenti come “illiberali” dovrebbe invece trovare la forza intellettuale e l’illuminazione per convertirsi all’approccio patafisico, capace di così pregevoli intuizioni.

L’esempio dovrebbe darlo proprio la massima carica dell’ortodossia accademica, quel Presidente  che in questi giorni si è opposto con risolutezza a questo approccio patarivoluzionario.

Ma attenti a voi, baroni detentori del sapere costituito: non resisterete ancora a lungo! Prima di quanto crediate un teorema patafisico vi seppellirà!

Professor Ulrico Brücke




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15 dicembre 2003
Di ciò che è giusto

Nonostante la mia esperienza decennale, non mi ero ancora imbattuto in un Paese nel quale l’esser “giusto” non è qualità di ciò che è conforme alla giustizia, bensì di ciò che è dotato del requisito di  giustezza. I risvolti di questa diversa attitudine, come si vedrà, hanno del geniale.

Per esempio, in uno qualsiasi dei nostri noiosissimi Paesi, se si contravvenisse ad una norma del diritto si incorrerebbe nella relativa sanzione. Non c’è dubbio che chiunque avesse violato la disposizione dovrebbe poi sopportare la pena che immancabilmente gli verrebbe inflitta. Una banalissima regola di giustizia che non ammette eccezioni.

In quel magnifico luogo che è l’Italia, invece, nel contravvenire ad una norma non si è così certi di incorrere nella relativa sanzione. Infatti, tale esito è strettamente dipendente dal “chi” ha violato la legge.

Sulla base di queste poche parole, i più perspicaci tra voi, avranno già individuato la possibilità di apertura di infiniti e fecondi spazi entro i quali numerose eccezioni – propriamente, quelle meravigliose entità oggetto dei nostri studi - possano prosperare.

Ma la cosa, è proprio il caso di dire, eccezionale è che esse si presentano non come particolarità estemporanee bensì come modelli dotati di valenza generale. Pertanto, si sviluppa, nelle preposte sedi, un alacre sforzo normativo atto a colmare la lacuna del sistema giuridico, il quale, colpevolmente, non prevedeva l’esistenza di siffatte eccezioni. Il risultato sarà l’emanazione di una nuova ed appropriata norma che farà finalmente assumere all’eccezione il meritato status di “cosa legittima”. Come i più attenti di voi avranno già intuito, questo sistema così immaginativo si informa al principio di giustezza, poiché la norma da emanare per legittimare l’eccezione deve essere proprio quella giusta (idonea, appropriata, esatta), onde evitare il fallimento di tale encomiabile iniziativa legittimatoria e l’applicazione delle norme vigenti assolutamente inadeguate a giudicare le eccezioni.


Signori! Questo è un urlo patafisico!

Professor Ulrico Brücke




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13 dicembre 2003
Delle Ragioni per le Quali l’Italia è da Considerarsi la Patria Elettiva dei Patafisici

Esimi Colleghi,

Gentili Convenuti tutti,

 

sono di ritorno da un viaggio in terra italica gravido di insegnamenti ed apprendimenti che vanno ben al di là di quanto comunemente ci si attenda da una profonda applicazione della pratica girovaga.

Ho avuto esperienza di tali incantevoli e sublimi realizzazioni tangibili delle nostre più ardite teorie, da maturare il convincimento che tale Paese è da considerarsi la patria elettiva per chiunque assuma a sistema di riferimento gli assiomi, i precetti, gli strumenti della nostra amata scienza Patafisica.

Non è forse la ricerca delle soluzioni immaginarie il motivo ispiratore di ogni nostro studio? Non abbiamo forse come fine ultimo quello di individuare le regole che sottendono le eccezioni?

Ebbene, miei cari Amici e Colleghi, in Italia ho visto, non una persona, bensì un’intera nazione assumere tali attitudini quali regole di vita.

Per Vostra comodità, riporterò qui, con periodicità rigorosamente irregolare, alcune osservazioni di natura empirica che, considerate nel loro complesso, ben confermeranno la mia tesi di perfetta patafisicità del Paese in parola.

Mi auguro abbiate la pazienza e la cortesia di seguirmi in questo viaggio retrospettivo tra le particolarità di questo paradiso patafisico.

 

Eccezionalmente Vostro,

Professor Ulrico Brücke




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Professor Ulrico Brücke
Patafisico
Maestro Precipitatore e Deragliatore di Poligoni

Ospite: g - EsuLamentatore


Cos'è la Patafisica?
"La Patafisica, la cui etimologia deve scriversi epì
 (metà tà fysikà) e l'ortografia reale Patafisica... è la scienza di ciò che si aggiunge alla metafisica, sia in essa, sia fuori di essa, estendendosi così ampiamente al di là di questa quanto questa al di là della fisica... la Patafisica sarà soprattutto la scienza del particolare, per quanto si dica che non vi è scienza se non del generale. Studierà le leggi che reggono le eccezioni e spiegherà l'universo supplementare a questo; o meno ambiziosamente descriverà un universo che si può vedere e che forse si deve vedere al posto del tradizionale...
DEFINIZIONE - La Patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità."
In Alfred Jarry, Gestes et opinions du Docteur Faustroll, pataphysicien, Paris 1911. Trad. It. di C. Rugafiori, Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico, Milano, Adelphi Ed., marzo 1984.


un jet d'écume
L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze graziose, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington...
Boris Vian


 


Dopo il sinistro occorso al Maggiolino, il gentile concessionario ha messo a disposizione i seguenti mezzi di trasporto:

 


Legalità Patafisica
Tutti i materiali originali del Prof. Brücke qui pubblicati sono rigorosamente copyleft: possono essere riprodotti, modificati, distribuiti, trasmessi, ripubblicati, deformati, informati, centrifugati, masticati o in altro modo utilizzati, in tutto o in parte, senza il preventivo consenso(hassenso?) del Prof. Brücke, a condizione che tali impieghi avvengano per finalità di studio e ricerca patafisici o comunque per usi privati e non commerciali e che sia citata ben visibilmente la fonte:
http://tesipatafisiche.ilcannocchiale.it/.


 Qualcuno sostiene che l'omosessualità e le coppie di fatto (gay e non) siano un'eccezione. Ragion per cui l'Instabile Simposio Patafisico aderisce con vigore a: http://www.unpacsavanti.it/

 

 


Il Simposio dà una mano ai leaders dell'Unione.

 

 


Il Professore legge abitualmente


Table of Contents

Il Paese Patafisico

1. Delle Ragioni per le Quali l’Italia è da Considerarsi la Patria Elettiva dei Patafisici 13.12.2003

2. Di ciò che è giusto 15.12.2003

3. Di ciò che informa 23.12.2003

4. Della Patafisicità del Gioco. Il Caso dell'Italia del Monopoli nella sua Particolare Generalità 12.01.2004

5. Il Paese Patafisico. Di Ciò Che Unisce ovvero "Il Partito Riformista". 28.01.2003

6. L’Assenza di un Conservatorismo Italiano e le Colpe della Sinistra 23.02.2004

7. Della stampa autorevole 23.03.2004

8. Dichiarazione di Voto Virtuale 12.06.2004

9. Le Soluzioni Immaginarie di una Riforma Fiscale 29.12.2004

10. Sentenze e Onorabilità 13.12.2004

 

Metodologia

1. Della regolarità eccezionale 16.12.2003

2. Della rivolta patafisica 02.02.2004

3. Una Tecnica per l’Eliminazione della Devianza 05.04.2004

 

Teoremi e Dimostrazioni

1. Risposta per le righe del Prof. Brücke ad un post ad Egli dedicato 17.12.2003

2. Del Processo Stocastico Umano e delle Pataragioni alla Base dell'Inattendibilità dell'Amatobene 18.01.2004

 

Fenomenologia dei Post

1. Oggetti n. 1, 2 e 3 03.02.2004

2. Oggetti n. 4, 5 e 6 17.02.2004

3. Oggetti n. 7, 8 e 9 06.03.2004

4. Sordiana. Oggetti n. 10, 11 e 12 11.04.2004

5. Oggetto Unico dell’Esimio Riformatore 19.05.2004


ConSonanti Patafisiche

1. C di Corleone 04.05.2004

 

Gli EsuLamenti di g

1. Della Novità dei Neocons 01.02.2004

2. Nel Segno di Violante: Solidarietà ai Ragazzi che Sbagliano 10.02.2004

3. Basta con gli Intellettuali Barboni 09.03.2004

4. Visto che Gino Strada non vi piace … 26.03.2004

5. Aridatece gli Eroi Veri 16.04.2004