Supponiamo esistano tre insiemi di soggetti: A, B, C.
Supponiamo che essi siano composti rispettivamente da un numero di soggetti pari a nA, nB, nC. Quindi la popolazione di riferimento è pari a N = nA + nB + nC.
Tra le numerosità degli insiemi intercorre la seguente relazione: nA < nB ≤ nC.
I soggetti degli insiemi B e C demandano a quelli dell’insieme A il potere di regolamentazione dell’attività dei gruppi.
Esiste un sottoinsieme K costituito da elementi di disturbo. Gli elementi di disturbo appartengono ad ogni insieme originario secondo le seguenti numerosità kA, kB, kC. Anche tra queste intercorre una relazione del tipo kA < kB ≤ kC.
Su mandato degli insiemi B e C, i soggetti dell’insieme A decidono di eliminare gli elementi di disturbo poiché essi deviano dai canoni comportamentali stabiliti per mezzo di apposite regolamentazioni.
Come fare?
Una modalità d’intervento è la seguente:
- Si osserva che la porzione più ampia del sottoinsieme K è rappresentata dai devianti appartenenti al gruppo C. Si decide dunque di concentrare la propria azione in via preliminare sui kC soggetti in questione.
- Si cerca di stabilire quali siano le caratteristiche comuni dei kC soggetti in modo da stabilire un profilo di deviante. Ciò renderebbe l’azione persecutoria più agevole.
- La più lampante caratteristica comune ai kC soggetti è che essi appartengono tutti al gruppo C. Da questo e dalle differenti numerosità dei sottogruppi discende che chi appartiene al gruppo C è un potenziale deviante. L’implicita definizione di devianza è dunque: appartenere al gruppo C.
A questo punto, a fronte di un evento di disturbo, ove ci si trovasse dinnanzi a tre potenziali disturbatori a1, b1 e c1, alla domanda “chi è stato?” dovremmo rispondere:
c1 poiché il suo profilo è più simile a quello di un deviante.
Si procederà dunque all’eliminazione di questo elemento per poi passare a c2, c3, … fino all’esaurimento degli elementi dell’insieme C.
Se si proseguisse con questa logica dovremmo osservare, in momenti successivi, l’eliminazione dei soggetti appartenenti al gruppo B e in fine quelli appartenenti al gruppo A in una spirale di “definizione di devianza” – “elisione” che condurrebbe all’eliminazione dell’intera popolazione.
Ciò in realtà non accade. Perché?
Perché al punto 2 si è deciso di stabilire un concetto di devianza ed al punto 3 se ne sono decisi i criteri di definizione. Ma tali decisioni sono state prese in via autonoma del gruppo A, il quale aveva avuto si un mandato ad eliminare gli elementi disturbo, ma non quello a farlo in un dato modo.
Pertanto il gruppo A avrà sempre la possibilità di decidere quando fermare il processo di eliminazione della devianza.
Ma saranno stati eliminati gli elementi di disturbo?
Nella migliore delle ipotesi si sarà soppresso un gruppo per eliminare una parte di essi. Il problema è che nulla ci assicura che i kC soggetti appartenenti al gruppo C deviassero più dei kA soggetti appartenenti al gruppo A. Sapevamo solo che erano in numero maggiore ma nulla rispetto all’intensità del disturbo arrecato.
Ma si era deciso che loro deviassero più degli altri.
Per chi volesse approfondire il tema:
Kelling G. L., Coles C. M., Wilson J. Q., 1996, Fixing Boken Windows: Restoring Order and Reducing Crime in Our Communities, Free Press
Wacquant L., 2000, Parola d’ordine: Tolleranza Zero (La trasformazione dello stato penale nella società neoliberale), Feltrinelli
Questo post non è necessariamente patafisico.